Amletò, le sofisticate incomprensioni di Giancarlo Sepe

di Valentina Vincenzini

pubblicato su farespettacolo.it
lunedì, 16 dicembre 2013

Amletò
(gravi incomprensioni all’Hotel du Nord)

di Giancarlo Sepe

con Daniele Biagini, Manuel D’Amario, Elena Fazio, Teresa Federico, Yaser Mohamed, Mauro Racanati, Federica Stefanelli, Guido Targetti

In scena al Teatro La Comunità , in scena dal 19 novembre al 22 dicembre, Roma.

Note di regia: Senz'altro posso dire che non avrei mai fatto questo Amleto giocato, viziato, strutturato, affabulato e scherzato senza questo riferimento al cinema francese che ha condizionato in gran parte anche la storia della tragedia shakespeariana creando ad hoc un antefatto che in qualche modo racconta e giustifica le malefatte dell'usurpatore Claudio, fratello di Amleto padre. Quindi un gioco di passioni e vendette, di amori e sospiri con sullo sfondo le musiche di Ravel, Prokofiev, Faurè e le Foglie Morte. Una scenografia alla Alexandre Trauner e una lingua che ha creato in me una vera e propria esigenza: quella di andare sulle assonanze di una lingua 'francese' completamente inventata, un Grammelot che ruggisce e amoreggia con i personaggi in un gioco di fonìe divertenti e drammatiche. Non avrei potuto fare altrimenti: la tragedia passa di mano dalla Danimarca alla Francia.

Amletò, “uno spettacolo contro la crisi di idee, contro la crisi morale, contro gli sprechi, contro la povertà culturale, i nepotismi, le tesserine, i salottini…” le parole di Giancarlo Sepe, lungi dall’essere provocatorie, suonano come un avvertimento: Amletò non è l’ennesimo adattamento di un classico quale l’Amleto di William Shakespeare. Non è nemmeno una trasposizione o una traduzione, come l’accento potrebbe suggerire.

Amletò è invece una re-invenzione del testo shakespeariano, uno spettacolo originale e imprevedibile che Giancarlo Sepe costruisce facendo giocoforza sul vuoto narrativo e sull’eccesso di visione.

La pantomima, il grammelot, il cinema francese, la commistione di generi, la citazione (non alla Tarantino, ma alla Godard), l’avanguardia storica… sono alcuni degli ingredienti e dei riferimenti che fanno di Amletò uno spettacolo sofisticatamente riconoscibile ma volutamente incomprensibile.

Lo spettatore non è invitato a compiere un gioco di ricostruzione del testo, ad identificarsi nei personaggi e a trarre una morale dalla narrazione. Lo spettatore è invitato semmai a godere del ricercato gioco di luci e musica, della perfezione delle coreografie, della bellezza dei costumi e della scenografia, della bravura degli otto attori-marionette che si muovono contorcendosi come mossi da un burattinaio, sbiasciando una lingua inventata come se le parole uscissero imposte, registrate.

Amletò, uno spettacolo per gli occhi che non sanno dove guardare, un capolavoro dell’incomprensibile, un viaggio onirico per disorientarci dal vuoto (narrativo e morale) specchio del vivere quotidiano.

Una metafora di due generazioni a confronto. Tutto ruota infatti attorno ai due protagonisti, l’usurpatore Claudio (Yaser Mohamed) e l’incauto Amletò (Guido Targetti), arrivista e invidioso il primo, vigliacco e infantile il secondo, sono entrambi privi di spessore psicologico, entrambi svuotati di senso, entrambi sull’orlo del suicidio.

Con Amletò il teatro torna ad essere metafora della vita, da qui la scelta di Giancarlo Sepe di trasformare Amleto non in un gioco senza fine, ma in un gioco senza finale, come un giro di giostra.

di Valentina Vincenzini

Amletò
(gravi incomprensioni all’Hotel du Nord)

di Giancarlo Sepe

con Daniele Biagini,
Manuel D’Amario,
Elena Fazio,
Teresa Federico,
Yaser Mohamed,
Mauro Racanati,
Federica Stefanelli,
Guido Targetti

scene e costumi Carlo De Marino
Matteo Zenardi
musica a cura di Davide Mastrogiovanni
Harmonia Team
luci Guido Pizzuti
foto Pino Tufillaro
ufficio stampa Elena Bastia