Intervista a Cassandra V.H. Petersen, Contemporary Media Artistr

di Valentina Vincenzini

pubblicato su farespettacolo.it
venerdì, 17 gennaio 2014

Biografia: Laureata alla University of Westminster di Londra, Cassandra V.H. Petersen inizia la sua carriera creando video pubblicitari per varie aziende in Italia ed Europa. Nel 2011 si trasferisce a New York dove inizia la sua esperienza americana come collaboratrice video per il cantante Nando Griffiths e come grafica e assistente per i produttori della Beast of the East Productions, con i quali realizza il cortometraggio Love and the Small Print presentato e premiato in vari festival. Lavora a vari progetti tra cui ricordiamo "Get Connected", una pubblicità per l'At&t tra i finalisti al Cannes-Lion Creativity Festival 2013, Off-Identikit, il documentario su Francesca Alinovi esposto al MAMbo nell'Ottobre 2013, e The Director, il documentario su Gucci prodotto da James Franco e presentato al Tribeca Film Festival nel 2013. Tra i progetti in corso vi sono due cortometraggi: Jane St., diretto da Matilde Ascheri, e Batrhoom Scribbles di cui Cassandra sta curando la Produzione e la Regia.

Dopo il Liceo Classico a Rimini hai studiato a Londra dove hai frequentato prima il corso di Arte, Design e Architettura presso l’Architectural Association nel 2006 e poi la University of Westminster, laureandoti in Contemporary Media Practice nel 2010. Come è nata la tua passione per l’espressione artistica attraverso i media contemporanei?
Mi sono avvicinata al mondo dei media contemporanei all’epoca del liceo, mentre collaboravo come stagista con lo studio di architettura A-Nathstudio. Li ebbi modo di seguire i grafici nel loro lavoro e di imparare i primi rudimenti della loro arte. Di qui la scelta di fare un “Foundation” Course in Arte, Design e Architettura all’Architectural Association di Londra, un corso che ti garantisce una formazione pratica di base nelle maggiori branche artistiche, permettendo da una parte di scoprire le proprie passioni (nel mio caso la video produzione) e dall’altra di poter focalizzare i propri studi in quelle direzioni.

Successivamente hai maturato esperienze professionali importanti. Ci racconti come hai mosso i tuoi primi passi nel mercato del lavoro italiano ed europeo?

La mia collaborazione a progetto con A-Nathstudio, conseguente allo stage, é stata la mia rampa di lancio. Su loro raccomandazione, venni contattata dalla rivista Look Lateral per produrre una serie di scatti che mostrassero una Londra “colorata” (in contrapposizione alle condizioni meteorologiche tipiche della città). Successivamente un importante cliente dello studio, Cevico, aveva bisogno di un video pubblicitario e A-Nathstudio ha pensato a me per la realizzazione così come per il fotografo Gianni Basso che aveva bisogno di un filmmaker per un documentario in Sicilia.

Nel 2011 ti sei trasferita a New York. Come hai maturato questa decisione e perché proprio New York?
Dopo essermi laureata a Londra e dopo aver fatto un’esperienza di 6 mesi nel marketing, suggeritami dai miei professori universitari, ho riscontrato varie difficoltà ad inserirmi nel mondo del lavoro in Inghilterra e in Europa in generale. Per questo ho pensato di inseguire il sogno americano, scegliendo con cura la mia meta e optando infine per New York, patria dei film indipendenti nonché città dai ritmi elevati, che potesse aiutarmi a muovere i miei primi passi più velocemente. Ho deciso, quindi, di inviare un po’ di curriculum per testare il campo ricevendo con sorpresa, visti i vani tentativi europei, numerose risposte. Dopo aver fatto qualche colloquio via Skype, il manager di un cantante reggae giamaicano mi ha confermata come collaboratrice video per la sua agenzia dandomi la motivazione ultima per decidere definitivamente di partire e a Novembre 2011 sono arrivata in questa fantastica città.

A New York hai lavorato come Graphic Designer e First Assistant per la Beast of the East Productions, parallelamente maturavi esperienze in qualità di regista, produttrice ed editor. Qual è stato il primo progetto che ha dato una spinta alla tua carriera artistica?
L’esperienza alla Beast of the East Productions è stata sicuramente essenziale non solo per ampliare le mie conoscenze sia sul campo sia di persone nel mio stesso settore, ma anche per acquisire una maggiore sicurezza nei miei mezzi e consapevolezza di poter riuscire. Successivamente sono stati due i progetti che hanno dato una spinta alla mia carriera: il ruolo di assistant editor per l’importante documentario The Director su Gucci, prodotto da James Franco e presentato al Tribeca Film Festival 2013 e, soprattutto, la pubblicità per l’AT&T da me ideata e prodotta in collaborazione con Leonardo Pallenberg scelta tra i finalisti al Cannes-Lion Festival of Creativity nel 2013. La strada da percorrere è ancora lunga, ma, sicuramente, questi primi piccoli successi mi danno la carica per fare sempre di più.

Entrambi i videoclip che hai realizzato per il cantante Nando Griffiths hanno raggiunto i primi posti della top 10 giamaicana di musica reggae mentre altri progetti a cui hai preso parte hanno vinto dei premi o sono stati selezionati in festival importanti. Quanto credi sia importante vincere dei premi e dei riconoscimenti per lanciare la propria carriera? Chi cura questo aspetto dei progetti a cui prendi parte?
Credo che una delle principali aspirazioni di ogni filmmaker sia di partecipare e/o vincere festival, in quanto offrono non solo maggiore pubblicità e notorietà nel proprio campo, ma anche un pubblico più vasto. Ottenere importanti riconoscimenti garantisce lavori di qualità e numero proporzionalmente crescente ed è quanto ti più vicino alla realizzazione professionale che ognuno cerca. Una delle mie mansioni in quanto Producer e Regista è anche quella di individuare i festival più adatti al tipo di film prodotto. A partire dalla Beast of the East Productions, e continuando per i miei progetti personali e per quelli a cui ho preso parte come Producer, è sempre stata una mia responsabilità quella di inviare i film alle varie giurie dei festival di tutto il mondo.

Quali sono i canali per un freelance per inserisi ed avere succeso in un contesto lavorativo così competitivo?
Premessa una certa competenza, essenziale in questo lavoro, ritengo fondamentale costruirsi una cerchia di persone abili e capaci sia dal punto di vista tecnico sia da quello organizzativo: non è un tipo di business che si può fare da soli, è un lavoro di squadra in cui ogni ruolo deve essere svolto al meglio al fine di poter garantire il successo del progetto. È quindi importante partecipare ad eventi e frequentare luoghi in cui ampliare le proprie possibilità di conoscere persone utili: non si tratta di amicizia, è lavoro.

Sempre nel 2013 hai lavorato come producer il documentario Off-Identikit su Francesca Alinovi, presentato al Mambo (Museo d’Arte Moderna) di Bologna e in varie altre città italiane. Ci racconti di questo progetto? Torneresti in Italia se ci fossero le condizioni?
Se si parla di festival, musei, cinema e, in generale, di esposizione, ben venga l’Italia che si fa vetrina di tutto ciò. Se, invece, bisogna produrre in Italia, secondo me le condizioni non sono mai esistite. Non è il periodo economico a bloccare le persone del mio settore quanto la mentalità e le abitudini. L’Italia si fa forte dei nomi di Fellini, Antonioni e De Sica (Vittorio), ma bisogna rendersi conto che sono passati 50 anni. Preso atto che, ovviamente, esistono le eccezioni (poche) e che le conoscenze fanno comodo dappertutto (ivi inclusa l’America), l’Italia non è un Paese meritocratico, per cui puoi anche vincere qualche festival, ma se sei giovane e non sei “figlio di” le possibilità di inserimento sono molto basse e, nella maggior parte dei casi, si finisce con il rinunciare alle proprie aspirazioni per preferire un qualsiasi lavoro che possa pagare i pasti.

Attualmente stai portando avanti due progetti, il cortometraggio Jane St. e Bathroom Scribbles. Qual è il tuo ruolo in questi progetti e quali sono le risorse (umane ed economiche) alla portata di giovani producer come te?
Jane St. è un cortometraggio che tratta la confusione interiore e il disagio di una giovanissima ragazza alla ricerca di chiarezza nella sua vita, nella sua sessualità e nelle sue azioni alle prese con una città caotica e poliedrica come New York. I miei ruoli sono quelli di Producer e Assistente alla Regia per cui sto curando, assieme alla regista Matilde Ascheri, anche tutti gli aspetti della post-produzione. Il film sarà completato a breve e verrà presentato in anteprima al noto The Stonewall Inn di Christopher St.
Bathroom Scribbles, invece, e’ un progetto personale attualmente in lavorazione, una feel-good comedy della quale curerò la produzione e la regia le cui riprese, a cura di Leonardo Pallenberg, sono in programma per questa primavera con l’obiettivo di partecipare, come sempre, a quanti più festival possibile.