Intervista a Davide Fiore, Regista e Motion Grapher

di Valentina Vincenzini

pubblicato su farespettacolo.it
lunedì, 06 maggio 2013

Biografia: Davide Fiore è un regista, un montatore video e un motion grapher. É inoltre professore di Alfabetizzazione Video e Tecniche di Ripresa presso lo IED di Torino. Nato a Rivoli in provincia di Torino nel 1986, dopo gli studi scientifici si è laureato allo IED di Torino in Digital e Virtual Design. Diplomato nel 2008 inizia a lavorare da subito in proprio e a collaborare con diverse aziende. Specializzato nella realizzazione di Videoclip musicali, è noto in rete soprattutto per i suoi teaser e lyrics video per djs e producers.

Incontro Davide Fiore a Williamsburg, uno di quei quartieri di Brooklyn da girare tassativamente con la macchina fotografica. E infatti Davide non si fa cogliere impreparato e si presenta con l’attrezzatura necessaria per immortalare gli infiniti dettagli che questo neighborhood regala a qualsiasi ora del giorno e della notte. Questa intervista è frutto di una lunga chiacchierata in cui Davide Fiore si racconta e si mostra per ciò che è: un giovane professionista con le idee chiare e la determinazione dei primi della classe. Un “italian” con la valigia pronta ad andare dove è possibile realizzare i propri progetti. Oggi a New York, domani chissà dove. In perfetto stile newyorkese.

Regista, montatore, motion grapher e docente. A soli 26 anni hai già maturato una carriera poliedrica. Ci descrivi meglio il tuo lavoro?
Almeno tu lo chiami lavoro, in molti casi quando sono in Italia mi sento rispondere “..e cosa fai come lavoro vero?”. Il regista è un lavoro bellissimo che ti permette di rimanere “bambino”, giocare con la tua fantasia e la tua creatività. È un lavoro che ti prende 24h al giorno, 7/7 gg. Sei regista anche quando non stai lavorando; nella tua vita privata, non per volere tuo, la gente ti vede sempre sotto la luce della tua professione. E poi docente dello IED, la scuola che mi ha formato. Sono stato felicissimo di accettare perchè insegnare allo IED non è parlare da una cattedra e imporre un pensiero, insegnare allo IED è confrontare la tua esperienza con quella dei tuoi studenti, è parlare con persone veramente interessate e sognatrici come te.

Subito dopo lo IED a Torino hai iniziato uno stage in Mediaset. Quant’è stato importante aver ricevuto una buona formazione per affrontare questa esperienza?
Allo IED si respira un’aria particolare, creativa, studi senza sentirne troppo il peso. Ti insegnano non solo ad utilizzare i software ma anche come affrontare il nostro mondo lavorativo che, bisogna dire, è molto particolare.

Tu hai inziato a viaggiare per il mondo da giovanissimo, ci racconti della tua esperienza in Ferrari?
La mia prima esperienza lavorativa. Ho girato il mondo, da Shanghai al Bahrain, a Montecarlo etc. E’ stato un lavoro molto stressante e con una grande pressione ma mi ha insegnato ad affrontare le situazioni con la massima attenzione e professionalità.

Una volta rientrato in Italia hai dovuto ricominciare da capo. È stato difficile affacciarsi nel mercato del lavoro da libero professionista?
Dopo un anno in giro per il mondo è stato difficile reinserirsi nel mondo lavorativo italiano ma il 2009 non era un periodo negativo come quello che stiamo vivendo ora. Dato il mio breve ma importante curriculum non volevo fare stage o essere sottopagato. Quindi non ero il candidato ideale da assumere. Intanto nasceva Facebook e YouTube era al suo apice. Ho deciso di investire sulla rete cercando collaborazioni e clienti.

Da un lato i clienti, dall’altro i collaboratori. Come gestisci i tuoi rapporti professionali?
Con sincerità e lealtà. Secondo me pagano ancora nel 2013 anche se la moda attuale è mentire e fottere. Mi sono sempre comportato così e molti clienti sono arrivati col passaparola proprio grazie a queste mie caratteristiche. Credo poi molto nelle collaborazioni, Motion Pixel e Juma Communication sono le due agenzie principali con le quali lavoro. Hanno sempre creduto in me e mi hanno sempre sostenuto. Ho imparato da loro ad essere onesto e ad amare il mio lavoro. Inoltre sono circondato da fantastici colleghi senza i quali non potrei fare nulla, sono tutti importanti, dall’hairstylist al runner, dal fashion designer al direttore della fotografia. Sui set dobbiamo lavorare senza annoiarci. Trovo che la mia squadra si adatta a questo scopo. Sanno essere professionali divertendosi. Ovviamente non devo dimenticarmi di clienti quali Nari & Milani e Cristian Marchi che, lavoro dopo lavoro, rinnovano la loro fiducia nei miei confronti. Sono professionisti nel loro ambito e persone correttissime nella vita privata e lavorativa.

In tempi di recessione economica si guarda più al prezzo che alla qualità. La “cattiva” concorrenza da parte di dilettanti che si improvvisano registi, fotografi, musicisti o altro credi sia un problema reale per i professionisti del tuo calibro?
Credo sia un questione di ignoranza da parte di molti clienti. Nel senso che non sanno distinguere un lavoro ben fatto da uno di scadente fattura. Certamente la tecnologia ha fatto passi da giganti e di conseguenza i prezzi si sono abbassati. Ma dietro ogni software o attrezzatura c’è una figura umana fatta di esperienza ed emozioni. Sempre più spesso si vuole pagare il software e non la persona. Ma video, foto, musica e quant’altro vengono fatti dalle persone. Tutti possiamo comprare delle matite ma non tutti sappiamo disegnare.

Vogue ha pubblicato alcuni tuoi scatti. Ti sei scoperto anche fotografo? Tra regia, fotografia e musica cosa ti appassiona di più?
Ci tengo a precisare che non sono un fotografo. Conosco dei fotografi bravissimi e mi sembrerebbe un’offesa nei loro confronti paragonarmi a loro. Ho scattato delle foto e grazie al consiglio di un amico fotografo le ho mandate a Vogue che le ha pubblicate. La mia passione rimane la musica. Ho sempre l’ipod con me e ogni momento della mia vita è segnato dalla musica. Dipende dal mio stato d’animo e dal luogo in cui mi trovo. Per esempio qui a New York ascolto molto Sinatra e Gershwin a fine giornata per rilassarmi; Nirvana, Clash, Prodigy ad inizio giornata per caricarmi.

Nonostante la tua brillante carriera e le tue relazioni professionali consolidate, non ti trovi negli USA per una vacanza. Hai in programma di stabilirti all’estero o conti di tornare in Italia?
L’Italia è un paese bellissimo, credo il più bello al mondo e, noi italiani, siamo tra le persone più simpatiche e calorose sulla faccia della terra. Il problema dell’Italia è quello di essere governata da gente senza scrupoli che non le vuole bene. La stanno distruggendo e cominciano proprio da noi giovani. Ci stanno cacciando a forza.

Cosa ti ha portato a New York? Perchè proprio NYC e non, ad esempio, l’Europa?
Sono qui a New York perché voglio crescere e fare nuove esperienze. La Grande Mela fornisce grandi spunti. L’anno scorso ho fatto un’esperienza lavorativa di 5 mesi in Inghilterra e sarei tornato volentieri ma in seguito ad un mio videoclip sono stato chiamato qui a New York. Io adoro viaggiare e mi piace conoscere le altre culture, fare incontri. Vado fiero di essere Italiano ma non lo faccio pesare, tento sempre di integrarmi con le culture del posto e di rispettare i loro usi e costumi senza mai dimenticare però da dove vengo. Prima di girare il mondo ho girato in lungo e in largo l’Italia e qualsiasi posto io abbia visto, mi ha lasciato dentro qualcosa. Abbiamo posti fantastici dalla Puglia alla Lombardia, dal Piemonte alla Sicilia.

Cosa consigli a quanti volessero intraprendere un percorso simile al tuo?
Credo non esista una ricetta vera e propria. Indubbiamente non vai da nessuna parte se non studi. Smetterla di credere che il lavoro piova dal cielo e che il mondo giri attorno a noi. Internet è fondamentale in tutto ciò. Se usato bene è un’arma potentissima. Internet non è solo Facebook, Pinterest, YouTube e via discorrendo..internet è molto di più. Io sono stato notato per ben due volte attraverso la rete. Entrambe le volte tramite Facebook e YouTube. Poi bisogna viaggiare, a cominciare dall’Italia. Se non approfondisci, non fai ricerche e non lavori sodo, non vai da nessuna parte. Ma prima di andare a Londra a cercare lavoro, bisogna visitare Milano, Roma, Torino, Palermo, Napoli… e prima di farlo informarsi sulla loro storia, i loro usi, la loro movida… e poi domandare, domandare, domandare. Bisogna muoversi, fare centinaia di colloqui e avere l’umiltà di capire che non si è mai arrivati che c’è sempre da imparare.