Intervista a Donatella Codonesu

di Valentina Vincenzini

pubblicato su farespettacolo.it
martedì, 19 novembre 2013

Biografia: Giornalista, critica teatrale e fotoreporter, da oltre quindici anni si occupa soprattutto di eventi culturali. Formatasi come giornalista, per circa un decennio ha poi lavorato come organizzatrice di eventi in un’azienda multinazionale. Nel 2006 ha fondato insieme ad un gruppo di critici romani un web magazine con focus sul teatro ed attualmente si occupa tempo pieno di informazione e comunicazione. E’ redattore capo della pagina di Roma di teatroteatro.it, ha una rubrica settimanale di teatro sulla pagina romana del corriere.it, coordina la redazione della free press Insider magazine. Si occupa di produzioni ed organizzazione teatrale attraverso l’Associazione KIT Italia e collabora regolarmente con Kairos Italy Theater, la compagnia teatrale italiana a New York. Sostiene attivamente il progetto di teatro civile Voci nel Deserto.

Donatella, il tuo rapporto con il teatro ha radici profonde. Ci racconti di come durante gli studi universitari ti sei avvicinata al mondo del teatro romano?
Grazie ai miei sono sempre andata a teatro. La prima cosa che ho visto, a 12-13 anni, è stato I”l berretto a sonagli” di Pirandello interpretato da Eduardo: un’emozione che ricordo ancora. Non ho più smesso di andare a vedere qualsiasi cosa, ogni volta che potevo. Negli anni dell’Università frequentare il Teatro Ateneo mi ha portato in contatto con le persone che facevano – o volevano fare – teatro come mestiere. Lì ho conosciuto anche Laura Caparrotti, al seminario di Dario Fo, e con lei ho frequentato tantissimo i piccoli e grandi teatri di Roma, osservando anche da dietro le quinte. Non solo quello con il teatro, ma anche quello con lei è stato un incontro fondamentale, visto che collaboriamo ormai regolarmente sui progetti culturali internazionali.

Hai lavorato per molti anni per una multinazionale, quando sei diventata giornalista e come hai coltivato il tuo interesse per il teatro?
Subito dopo l’università ho seguito un anno di Master di Giornalismo alla Luiss e sono entrata nella redazione di una casa editrice, dove ho fatto molta esperienza scrivendo e coordinando alcune riviste specializzate (viaggi e architettura). Poi per strane coincidenze mi sono ritrovata ad organizzare eventi in una multinazionale: è stata un’esperienza molto diversa ma molto interessante. “Organizzare” mi è sempre piaciuto, farlo su larga scala mi ha insegnato a confrontarmi con persone diverse e a gestire situazioni articolate. Cose che mi sono tornate molto utili ad esempio per coordinare la complessa macchina di In Scena! lo scorso anno. Quando ho avuto occasione di tornare al giornalismo a tempo pieno è stato però un momento molto felice: è un mestiere che mi piace davvero e scrivere di teatro è il massimo.

Nel 2006 è nato Teatroteatro.it di cui sei redattrice, quando hai deciso di trasformare il tuo interesse per la scrittura critica in un lavoro a tempo pieno?
L’azienda è entrata in crisi e ha iniziato a tagliare posti offrendo ottime buonuscite: per chi come me aveva altre passioni è stata un’occasione per seguirle, reinventandosi. Come si suol dire, “la crisi si è trasformata in un’opportunità” e nel 2009 ho potuto dedicarmi a tempo pieno a quel progetto di giornalismo e critica teatrale che nei primi anni avevo seguito nottetempo, andando a vedere gli spettacoli e scrivendone le recensioni fino alle 3 di notte.

Com’è nata invece la collaborazione con il Corriere della Sera?
Cercavano qualcuno che conoscesse in modo approfondito il mondo del teatro romano, anche le piccole realtà, e fosse in grado di selezionare ogni settimana qualche spettacolo interessante per la pagina online di Roma. E per una volta mi sono trovata al momento giusto nel posto giusto: così è nata la mia rubrica settimanale, “Sipario”.

Sul tuo sito web scrivi “Da sempre cerco di viaggiare senza essere semplice turista”, ci racconti il tuo rapporto con New York e in che modo i tuoi viaggi sono parte essenziale della tua esperienza professionale?
Fondamentalmente sono curiosa. Andare in giro, per l’Italia e per il mondo, è una scoperta continua, a patto di non essere mai prevenuti e di essere invece sempre pronti ad ascoltare, lasciarsi coinvolgere, stupirsi. Entrare in contatto con “l’altro” è fonte di grande ricchezza, apre la mente e aiuta ad acquisire nuovi punti di vista. Soprattutto se si visitano paesi molto lontani culturalmente, come l’Africa o il mondo Islamico, ad esempio. Saper osservare è indispensabile al mio mestiere e poi da quando faccio anche fotografia a livello professionale riesco a pubblicare i reportage dei miei viaggi. Il rapporto con New York è diverso, non fa tanto parte del viaggiare quanto del “tornare a casa”: ho avuto il privilegio di vederla da sempre con persone che ci vivevano, parenti e amici. In una città di quelle dimensioni e di quella complessità essere introdotti è fondamentale per sentirla propria.

Il 2013 è l’anno di “IN SCENA! ITALIAN THEATRE FESTIVAL NY”, prima edizione di un festival dedicato al teatro italiano che ha coinvolto tutti i cinque borough di New York. Qual è stato il tuo ruolo in questo progetto?
La conoscenza diretta di molti artisti e spettacoli italiani è stato un contributo fondamentale nella selezione dei contenuti. Ho poi avuto un ruolo importante nell’organizzazione pratica, come Associate Director al fianco di Laura Caparrotti, contattando le compagnie e tenendo i rapporti con loro qui in Italia. Quindi ho coordinato tutti gli aspetti relativi alla comunicazione, anche se naturalmente abbiamo poi avuto un ufficio stampa newyorkese.

Grazie a “In scena!” hai portato a New York i ragazzi di “Voci nel deserto”, un progetto nato da un’idea di Marco Melloni. Ci spieghi cos’è la “raccolta differenziata della memoria(cc)” e in che modo sei parte attiva di questa iniziativa?
Non ho portato i ragazzi ma il progetto, coinvolgendo attori italiani e non con base a New York, perché la natura di Voci nel Deserto sta proprio nella replicabilità. Si tratta di un progetto di teatro civile no profit, nato da un gruppo teatrale che dal 2006 porta avanti la “raccolta differenziata della memoria(cc)”, raccogliendo centinaia di “frammenti” cioè brani del passato che letti oggi sono di stupefacente attualità. Un esperimento che mostra quanto la storia tenda a ripetersi e quanto poco impariamo dal nostro passato. I frammenti vengono organizzati sotto forma di spettacoli tematici, collegati fra loro da musica live e filmati, il tutto mixato in scena da un dj. Lo spettacolo è bellissimo, ma l’dea in sé è tanto forte da risultare molto efficace anche declinata come flash mob o semplice reading. Mi sono avvicinata a Voci nel Deserto per scriverne e ne sono stata tanto affascinata da entrare nel gruppo per aiutarne la diffusione. Oggi mi occupo della comunicazione e in parte dell’organizzazione. Lo stiamo introducendo nelle scuole e grazie all’aiuto di Laura, tramite Kairos Italy Theater, sono riuscita a portarlo a New York.