La variante E.K

di Valentina Vincenzini

pubblicato su farespettacolo.it
9 gennaio 2013

La variante E.K

Come annunciato, dall’8 al 13 gennaio di questo 2013 va in scena al Teatro dell’Orologio lo spettacolo La variante E.K. scritto e interpretato da Luca Ruocco e Ivan Talarico aka DoppioSenso Unico.

Di La variante E.K. non so molto, la sinossi volutamente criptica parla di un “un uomo che alla corde aspira alla corda” che, non capisco bene, ha a che fare con dei cavalli… Tuttavia, incuriosita da quanto scritto in giro sullo spettacolo, decido di andarlo a vedere anche se leggere che “Luca Ruocco ed Ivan Talarico giocano infatti con gli spettatori portandoli in scena come protagonisti; li guidano, attraverso i vari quadri, nella complessa vicenda del suicidio di E.K.” non promette nulla di rassicurante!

Il Teatro dell’Orologio si riempie rapidamente, nello spazio un pò ristretto e intimo della sala Gassman prendiamo posto ignorando che proprio in mezzo a noi del pubblico c’è un protagonista inconsapevole.

Il malcapitato di turno, Andrea, viene infatti coinvolto e trascinato sul palco da un sorridente Ivan Talarico che, probabilmente pregustando ciò che sta per accadere, senza indugi e senza troppi complimenti fa di Andrea un protagonista-manichino perfetto.

Anche il più scettico tra il pubblico si può rendere subito conto che Andrea non è il classico attore complice e, un po’ rassicurata dall’averla scampata, un po’ incuriosita dalle richieste bizzarre di Ivan Talarico, pur non riuscendo a comprendere del tutto il “filo del discorso” (ma solo perchè il filo del discorso è un cappio appeso dal collo del protagonista…), mi immergo subito nel non-senso della non-storia.

La questione è semplice: E.K. è il protagonista e vuole morire. O forse è già morto, non so, non lo sa nemmeno E.K.!Luca Ruocco e Ivan Talarico, che, ricordandomi il gatto e la volpe, tirano le fila di uno spettacolo divertente e per nulla scontato.

Le risposte ingenue e imbarazzate di Andrea e degli altri spettatori coinvolti, diventano il canovaccio su cui imbastire le “varianti” della storia di E.K., e, mentre sketch e quadri scorrono via piacevolmente arricchiti dall’improvvisazione, Luca Ruocco e Ivan Talarico dimostrano di essere non solo due bravi attori, ma anche due veri e propri performer, aiutati dalle maschere e gli oggetti creati da Stefania Onofrio.

Quando ormai mi sentivo al sicuro sulla mia sedia (avevano già coinvolto la ragazza seduta accanto a me nel ruolo della fanciulla desiderata da E.K.), vengo mio malgrado trascinata sul palco nel ruolo della madre del povero protagonista. Nonostante l’imbarazzo iniziale, prendere parte all’assurda situazione è divertente e diventa facile anche per me fare dell’ironia sulla funerea vicenda che vorrebbe mio “figlio” morto suicida!

La bellezza di La variante E.K. risiede in un umorismo sottile, raffinato, giocato sul senso e non senso delle parole. Basta cambiare una vocale e dalle parole nascono sketch esilaranti in grado di strappare una risata anche al più composto degli spettatori.

Ad esempio lo sketch “i portatori di bare” diventa “i portatori di Bari” e il duo comico, forse prendendo spunto da Esercizi di stile di Raymond Queneau dato che la ripetizione di alcune situazioni è una parte essenziale dell spettacolo, si reinventa recitando in un perfetto barese.

Così quando “gli organizzatori di funerali” lasciano andar via Andrea tra gli applausi del pubblico, dopo aver illustrato le varie posizioni sulla chiesa in tema di suicidio, la cattiveria dei cavalli e i più sentiti elogi funebri, quando lo spettacolo finisce e Luca Ruocco e Ivan Talarico lasciano la scena, rimango ancora un istante seduta al mio posto e, guardandomi attorno, mi rendo conto che tutti abbiamo preso parte ad un fantastico gioco e che E.K. non è un personaggio quanto un mondo costruito “ironicamente” ad arte.

Adesso posso dire che io La variante E.K. non l’ho visto, l’ho vissuto!
Valentina Vincenzini