Patrizio, come quei divi di Hollywood che sono eterni

di Valentina Vincenzini

pubblicato su farespettacolo.it
martedì, 18 marzo 2014

Patrizio, come quei divi di Hollywood che sono eterni

Uno spettacolo di e con Gianni Spezzano
Regia: Marcello Cotugno
Produzione: TheA’teRm

In scena al Teatro Spazio Uno, dal 13 al 16 marzo 2014

L’epica malavitosa di film come Scarface o di C’era una volta in America ha lasciato un segno profondo nel nostro immaginario: l’eroe gangster, bello, perduto e affascinante da sempre riesce a sedurci molto più che il poliziotto, inadeguato, nella sua ragionevole ansia di giustizia, di fronte alla bruciante passione criminale e al potere mitopoietico del male. Rispetto a questi presupposti, Patrizio rivela una natura contraddittoria: se infatti da un lato l’operato di criminale del protagonista ha in sé la forza esaltante dell’invincibile supereroe à la Bruce Lee (uno degli dei del personale pantheon di Patrizio, appunto), dall’altro, Patrizio cela sottopelle una fragilità,
un’inadeguatezza che la strada ha trasfigurato in violenza e voglia di potere, costringendolo a una professione non voluta.

★ Patrizio, rampollo emergente del Clan dei Corbese, racconta in prima persona la storia della sua vita, mentre si prepara a recarsi al funerale del suo amico Antonio Corbese. La sua storia è
quella dell’iniziazione criminale di un “bravo” ragazzo sullo sfondo della Napoli degli anni ’80: una storia di mazzate e di rivalse, di paura e di adrenalina, ispirata dalla passione per gli eroi maledetti del cinema hollywoodiano e percorsa dal filo ininterrotto del rapporto con un padre amorevole ma troppo debole. ★

Gianni Spezzano è Patrizio, un giovane campano come tanti, un ragazzo degli anni ’80 con la passione per il cinema, cresciuto davanti alla TV in una famiglia povera ma per bene, in un contesto sociale in cui vige il rispetto di regole non scritte e chi non è “figlio di”, “parente di”, “amico di”, “amico dell’amico di” sa in quali occasioni deve tenere lo sguardo basso e defilarsi.

Premessa importante per capire la storia che Gianni Spezzano/Patrizio ci racconta. Una storia uguale a tante altre, che non ha nulla di straordinario, che ci proietta in un mondo in cui lo stato non esiste e in cui i ragazzini si temprano non tra i banchi di scuola ma per strada. La storia di un’amicizia vera, quella che nasce facendo a cazzotti e che durerebbe una vita, non fosse che l’amico di Patrizio è Antonio, rampollo del clan dei Corbese.

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Patrizio, come quei divi di Hollywood che sono eterni è un cambio d’abito. E’ la trasformazione di un ragazzo come tanti in un camorrista, in un “gangster” in giacca e cravatta come uno dei personaggi di un film di Scorsese, di Tarantino o di Brian De Palma.

E’ la storia della perdita dell’innocenza, di una scelta inevitabile data dall’assenza di alternative. Una storia appassionante e avvicente, anche divertente di un ragazzo del sud, un camorrista consapevole ma non pentito, divenuto non uomo ma “bestia”.

Infatti gli abiti che indossa non fanno di lui un divo del cinema, non fanno di lui un eroe. Gli abiti che indossa sono per il funerale dell’amico Antonio, morto non giovane ma giovanissimo, tradito dalla promessa di quell’eternità impossibile, che si può compiere sono tra i titoli di testa e di coda di un film.

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Patrizio, come quei divi di Hollywood che sono eterni è la naturale evoluzione del corto teatrale Patrizio, monologo ben scritto e magistralmente interpretato, con cui Gianni Spezzano ha già fatto incetta di premi in tutt’Italia (si ricordi ad esempio il premio come “miglior corto” al Imbreve Festival, “miglior regia” al Festival Dirittinscena, “miglior corto” e “miglior regia” al Teatri Riflessi, “miglior corto” e “migliore attore” a UNO – Festival di Monologhi e tanti altri).

Rispetto al corto, Patrizio, come quei divi di Hollywood che sono eterni si arricchisce di un antefatto e un epilogo, entrambi raccontati dal punto di vista dei due personaggi secondari (Antonio Corbese e il padre di Patrizio) ed entrambi interpretati da un camaleontico e versatile Gianni Spezzano in grado di indossare e dismettere rapidamente i panni dei vari personaggi, passando dai toni comici a quelli drammatici in un batter di ciglia, per un racconto in cui un solo attore da voce e volto ai tanti “Patrizio” che popolano le periferie delle nostre città.

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Patrizio, come quei divi di Hollywood che sono eterni

Uno spettacolo di e con Gianni Spezzano
Regia: Marcello Cotugno
Produzione: TheA’teRm