The Variable / L’Incognita

di Valentina Vincenzini

pubblicato su farespettacolo.it
3 giugno 2013

The Variable / L’Incognita

di Enrico Muzzi

Un film sull’incertezza del nostro futuro… conseguenza di un presente che non capiamo.

Sinossi
Nel film l’Incognita, il giovane regista italiano Enrico Muzzi, ci presenta la storia di Silvano, un uomo di mezza età perde il lavoro e si ritrova improvvisamente “fuori dai giochi”. Non perché manchi di determinazione; non perché non ne abbia le capacità….semplicemente perché il “mercato” non lo vuole più e non ci pensa nemmeno ad offrirgli “un piano B”, un’ alternativa , una ciambella di salvataggio… Deve solo andarsene! Ma dove? Silvano ha una famiglia da mantenere, delle spese da sostenere e dei debiti da onorare… non può certo darsi per vinto. Purtroppo però, nonostante i numerosi sforzi e svariati tentativi non riesce ad intravedere la luce alla fine del tunnel e crolla nello sconforto più totale. Silvano si ricorda della polizza vita che aveva stipulato tre anni prima e comincia a prendere in considerazione l’idea del suicidio per assicurare alla famiglia una vita dignitosa. Qualcosa d’inaspettato cambierà i suoi piani e lascerà intravedere un piccolo barlume di speranza.

Nota di Regia
Sono quasi 5 anni che stiamo assistendo, storditi ed inermi, alla distruzione sistematica di quelle certezze e di quei valori sui quali facevamo un cieco affidamento perché ci parevano “inattaccabili”: Il lavoro, lo stato sociale, la dignità e i diritti di ognuno. Vi ricordate? Ci veniva spiegato con proiezioni autorevoli alla mano, che l’anno in corso, sarebbe stato l’ultimo anno di sofferenza perché: “…già dalla metà del prossimo anno l’economia riprenderà il segno + …ecc…ecc…”
La Crisi (almeno in Europa) invece, sta tuttora accelerando e travolge tutto come un fiume in piena che, niente e nessuno pare in grado di fermare.
La cosa è ancora più assurda perché non sappiamo neppure quale sia il volto del nemico, il colore della sua divisa, dove si nasconda e che armi usare per contrastarlo. Sappiamo però che le armi usate fino ad oggi gli hanno fatto solo il solletico. Usando una terminologia bellica si potrebbe dire:
“L’ assedio sta durando da troppi anni, le “truppe” sono sfinite, il morale è basso e le munizioni scarseggiano”. – “Quali sono gli ordini signor generale?” .
Nel pieno di una crisi economica di proporzioni planetarie come quella che stiamo attraversando, il cinema non poteva certo esimersi dal raccontare questo surreale momento storico cogliendo le deformazioni, gli abbruttimenti e i tormenti dei tanti personaggi, le loro storie, i loro legami messi duramente alla prova in uno scomposto annaspare generale alla ricerca di appigli.
Sono ormai milioni i casi come questo e molti di essi finiscono purtroppo in modo drammatico. I quotidiani ci riportano ogni giorno episodi di dolore, violenza e rassegnazione legati alle difficoltà economiche. La gente non è pronta ad affrontare un arretramento così repentino del proprio status sociale; si vergogna, si nasconde, si uccide.

The Variable / L’Incognita
Enrico Muzzi sceglie di parlare di questo nel suo film “L’incognita”, ponendo l’attenzione non solo sulla crisi o sulla perdita del lavoro ma su tutto quello che, in modo trasversale, può scaturire da un periodo del genere. Su quello che nei momenti difficili le persone possono e sono in grado di tirar fuori…nel bene e nel male. Messi alle estreme conseguenze siamo capaci di tutto, anche di cose alle quali mai avremmo pensato di poter ricorrere.
L’incognita è un film sull’incertezza dei personaggi come Silvano che da un momento all’altro si trovano a mettere in discussione tutta la loro vita nell’incapacità di potersi costruire un futuro diverso. Questa è l’incognita…una grossa X all’interno di un’equazione quasi irrisolvibile.

Enrico, da dove nasce l’idea del tuo film?
Ho sentito la necessità di fare questo film perché il tempo lo imponeva. L’incognita è una storia che tocca tutti noi, una fotografia su un tempo storico importante. Non si può non rimanere colpiti da quello che sta succedendo: disoccupazione, suicidi e allarmi sociali di ogni tipo. Come si poteva non trattare di questo in un film? Il mio film cerca di affrontare questo tema difficile e cerca anche di lasciare una porta aperta alla speranza, senza però voler illudere nessuno con qualche stucchevole messaggio di comodo o qualche banale frase fatta.

Perchè la scelta di fare un cortometraggio?
Inizialmente scrissi questa sceneggiatura con l’intento di realizzare un lungometraggio; infatti la versione di partenza era molto più complessa e articolata, con molti più personaggi e diversi sub-plot narrativi interessanti che contribuivano a creare un quadro più ricco e contestualizzato della realtà che volevo raccontare. Per vari motivi non era però possibile perseguire l’idea del “lungo” e ho dovuto trovare un modo per adattare la storia alla durata di un cortometraggio. Non è certo stato semplice, anche perché questi temi per non essere banalizzati hanno bisogno di tempi lunghi e di una costruzione narrativa che vada oltre alle solite trovate o ai soliti ritmi da cortometraggio. Ne faccio anche una questione di rispetto in quanto ritengo che certi temi non debbano essere trattati in modo troppo superficiale per la mera necessità di stare dentro a tempi prestabiliti e non precludersi una distribuzione capillare all’interno dei cine-festival. Già, perché anche questo è un bel problema…se fai un corto che supera i 15 minuti, ecco che cominciano già a sfumare le possibilità di farlo girare in certi circuiti.Il fatto è che non tutte le storie sono fatte per essere raccontate in 15 minuti. O meglio… sì, si può anche fare ma certamente si deve usare una grammatica differente, un linguaggio altro, fatto di espedienti narrativi differenti e di scelte di montaggio diverse; atte forse più a sottolineare il concetto, a veicolare un messaggio più che al raccontare una storia. Un cortometraggio rischia però così di assomigliare più ad un aforisma che ad un racconto vero e proprio; con la ripetizione delle stesse strutture narrative e le stesse dinamiche di risoluzione. Io per questo tipo di storia non me la sono sentita di utilizzare quel tipo di logica. Ho preferito perseguire una narrazione più “classica” e dare al tempo una sua valenza e una scansione che concedesse allo spettatore di entrare più in contatto con i personaggi, con i loro drammi interiori, le loro paure e le loro insicurezze. Non so se ci sono riuscito pienamente; certamente se avessi avuto la possibilità di fare un lungometraggio sarei stato più contento e avrei potuto raccontare la storia che avevo in mente in tutta la sua complessità e con le dovute contestualizzazioni. Mi auguro di avere presto questa occasione e di trovare qualche produttore interessato alle mie storie.

Ci racconti dell’iter produttivo?
La realizzazione di questo film è stata un’esperienza davvero fantastica dove ho avuto l’opportunità di avvalermi di persone straordinarie che hanno sposato l’idea e hanno messo tutta la loro professionalità a servizio di questo progetto. Il film è stato co-prodotto da DreamVision, la mia casa di produzione e dalla Undervilla Production di Bologna, in particolare grazie all’aiuto di Arturo Bernardi, Davide Polato e Matteo Bombarda. L’idea di fare un cortometraggio su un tema così caldo e così importante ha motivato davvero tutti e sono felice di essere riuscito a coinvolgere tutte le persone che volevo avere intorno e con le quali non vedevo l’ora di lavorare. the-variable-enrico-muzzi-6Mi riferisco in particolar modo al Direttore della Fotografia, oltre che mio grande amico Marco Ferri, al mio operatore di macchina Guido Michelotti e al fonico di presa diretta Marco Parollo. La scelta della troupe è stata impeccabile e vorrei avere il tempo di nominare e ringraziare ciascuno di loro ma temo ci vorrebbe una pagina intera solo per questo. Spero non me ne vogliano tutti gli altri collaboratori.

Come hai girato il film? Ci racconti delle tue scelte stilistiche?
Le riprese del film sono durate 6 giorni e si sono svolte a Bologna nel periodo di Agosto. La macchina da presa che abbiamo utilizzato è stata la RED Scarlet, corredata da ottiche Canon per gentile concessione dei ragazzi della Undervilla production che hanno messo a disposizione del film buona parte del loro equipment. Per questo film avevo in mente molti movimenti di macchina, alcuni molto lunghi e particolarmente complessi da realizzare. Quello che ci ha messo più duramente alla prova è stato un piano sequenza che vale la pena di raccontare. Era l’ultimo giorno di riprese e ci trovavamo in interno, in quella che doveva essere la casa del protagonista (Silvano). La macchina da presa doveva effettuare una lenta carrellata in avvicinamento su Silvano, il quale era seduto su un divano e ci dava le spalle, per poi cominciare ad alzarsi verticalmente fin sopra la sua testa e scoprire così la pistola che stava sul tavolo. A quel punto la macchina da presa iniziava a ruotare attorno al suo asse per poi scendere nuovamente dall’altra parte e terminare con una carrellata in allontanamento. the-variable-enrico-muzzi-7Un movimento davvero molto complesso che però serviva a condurre lo spettatore all’interno della psicologia del personaggio e a fargli sposare il suo stato d’animo. Onestamente non ero sicuro se saremmo riusciti a “portare a casa” questa inquadratura senza perderci tutta la giornata. La cosa difficile era ovviamente sincronizzare tutti i movimenti, sia quelli interni alla scena e sia quelli della camera, del carrello e del braccio che effettuava l’alzata. Ogni volta c’era qualcosa che non accadeva al momento giusto ma fortunatamente dopo soli 7 ciack abbiamo ottenuto il risultato che volevamo e siamo potuti procedere oltre. Ricordo benissimo l’entusiasmo di tutti nell’essere riusciti a realizzare questo movimento così difficile esattamente per come l’avevamo programmato. E’ stato un momento che ha unito tutti, ricordo che subito dopo aver dato la “buona” ci siamo riuniti tutti attorno al monitor per rivederlo con calma ed essere sicuri. Dopo qualche minuto di rigoroso silenzio è ovviamente scattato l’applauso…davvero un bel momento per tutti.
Come dicevo, ci sono tanti movimenti in questo film, la macchina da presa non è quasi mai ferma, si muove sempre…anche se spesso in modo quasi impercettibile. Era per me il modo più giusto di dirigere questo film, un modo che contribuiva a creare il “mood” della vicenda e dava al film quel respiro e quei tempi che la narrazione richiedeva. Il tema della storia era delicato e ho scelto di essere delicato anch’io nel suo trattamento, ponendomi a servizio di questo argomento spinoso con rispetto e sensibilità. Mi auguro di esserci riuscito e mi auguro soprattutto che questo periodo buio possa presto finire e che non si debbano leggere per molto tempo ancora le notizie che ormai i giornali ci hanno abituato a sentire.


Enrico Muzzi

Enrico Muzzi comincia la sua carriera cinematografica nel 2005 con il cortometraggio “Confessioni di un codardo”, liberamente ispirato ai racconti dello scrittore Charles Bukowski. L’amore per questo autore e la passione per il cinema lo portano a trasporre in film alcune delle vicende narrate nei suoi libri. Dopo quest’opera, Enrico si appassiona sempre di più alla regia e al linguaggio cinematografico e nel 2007 realizza il suo secondo cortometraggio, un’ opera Pulp dal titolo provocatorio “Garbage”.

Con questo film Enrico vuole divertirsi ad esplorare le potenzialità del film di genere, prendersi delle libertà e mettersi in gioco su un terreno spesso poco esplorato in Italia. In quest’opera Enrico firma la regia, la fotografia e il montaggio. E’ per lui un’esperienza unica, un modo per crescere e sperimentare il suo linguaggio. Nel 2011 si laurea al DAMS di Bologna con una tesi sulla fotografia cinematografica e gli aspetti tecnici della ripresa. Il suo interesse per il cinema cresce ogni giorno di più e la voglia di raccontare storie con quel particolare mezzo espressivo sembra averlo ormai conquistato.

Comincia a frequentare Workshops di regia – sceneggiatura – fotografia e montaggio perché sente la necessità di conoscere quanto più possibile di tutti quegli aspetti che concorrono alla realizzazione di un’opera filmica. In queste circostanze entra in contatto con il Direttore della fotografia Michele D’Attanasio, con il quale istituirà un rapporto professionale e di amicizia che continua ancora oggi. E’ infatti Michele D’Attanasio che firmerà la fotografia del suo terzo lavoro: “La Chance”.

Una docu-fiction sul tema dell’amore e dei rapporti di coppia che si propone di indagare i lati più oscuri di quel sentimento comune a noi tutti e allo stesso tempo così misterioso in alcune sue dinamiche. Nel 2012 Enrico realizza il suo quarto cortometraggio: “L’Incognita”. Un film che parla della crisi economica che ha investito tutto il mondo e l’Italia in particolare. L’occhio di Enrico si concentra sulla storia di Silvano, un uomo di mezza età che perde il lavoro e che non riesce più a rientrare nel “giro”. Una storia tratta da tante storie vere che vede Enrico impegnarsi su una tematica sociale di cui avverte la necessità. Attualmente Enrico è impegnato nella distribuzione del suo ultimo film e nella scrittura di una nuova sceneggiatura per un lungometraggio.