Vita, il lungo viaggio in musica di Giuseppe Talarico

di Valentina Vincenzini

pubblicato su farespettacolo.it
venerdì, 01 novembre 2013

Vita – Un viaggio in musica

Di Giuseppe Talarico

con Giuseppe Talarico, Serena Farnesi, Andrea Carpiceci, Letizia Barone Ricciardelli, Claudio Boschi, e Sara Telch.

In scena al Teatro Agorà dal 22 ottobre al 10 novembre, Roma.

Note di regia: Con "Vita – Un viaggio in musica" Giuseppe Talarico dà corpo ad un progetto ambizioso che muove i passi dalla tradizione comica del teatro popolare romano, per dirigersi verso il genere della commedia musicale italiana, impastato di sketch divertenti e di canzoni.

★ La pièce si pone l’obiettivo inedito di dialogare con lo spettatore su temi importanti della vita, quali la nascita, la maternità, il matrimonio, l’abbandono e la morte, alternando grandi risate a brevi monologhi semi-seri. ★

Probabilmente, nel concepire la struttura dello spettacolo, Giuseppe Talarico si è ispirato a Monty Python – Il senso della vita per il suo Vita – Un viaggio in musica, una pièce teatrale che, come il celebre film del 1983, ripercorre diversi stadi della vita attraverso una serie di sketch. Un viaggio lungo quasi tre ore attraverso 13 tappe: nascita, infanzia, evoluzione, approccio, omosessualità, abbandono, dramma, maternità, amicizia, matrimonio, tradimento, politica e vecchiaia.

Tuttavia, a parte la struttura, Vita – Un viaggio in musica ha ben poco in comune con la brillante serie britannica. L’intento di Talarico infatti non è, evidentemente, quello di scagliarsi senza pietà, grazie ad una comicità irriverente, contro il capitalismo, la chiesa o l’industria dell’intrattenimento quanto quello di mettere in scena lunghi monologhi in cui un personaggio ci racconta in dialetto romanesco (qualche volta napoletano o calabrese) i luoghi comuni del vivere italiano.

Quel vivere italiano legato alle apparenze, all’ostentazione della ricchezza e del benessere a tutti i costi, anche a scapito dei sentimenti. Così il “matrimonio” è un piano diabolico di una donna intenzionata a farsi mantenere dal proprio futuro, ignaro marito. L’”amicizia” è la perfidia dell’amica del cuore che si rivela essere l’amante del marito di una donna che, tuttavia, ha troppi spettegolezzi da fronteggiare per ricordarsi di soffrire del tradimento subito. La “vecchiaia” è il risentimento del nonno nei confronti della nuora “cagna” e del nipote “coglione”. In “abbandono“, invece, la disperazione dell’uomo sembra scaturire più dalla perdita dei propri averi che dalla perdita della famiglia.

Viceversa in “maternità” troviamo il buonismo genuino di una neomamma che racconta, mese per mese, gioe e dolori della gravidanza. In “politica” i contenuti, per una volta, vincono la propaganda. In “approccio” gli stereotipi maschili vengono mostrati da un punto di vista femminile.

Apparenze, ignoranza, luoghi comuni quali ingredienti dell’italianità di cui Talarico ci parla. Ed ecco come in “evoluzione” le colpe di un abbrutimento culturale cadono su una generazione che deve ancora venire e ci si dimentica di riflettere sulle cause che ne sono all’origine. Ecco come in “omosessualità” il diritto di matrimonio tra due persone dello stesso sesso viene un pò troppo facilmente esteso al diritto di sposare qualunque cosa, anche un cane. Ecco come in “infanzia” tre piccoli bambini si prendono beffe del maestro ostentando la propria ignoranza e prepotenza nei confronti del bambino “secchione”.

Nonostante un’iniziale opposizione tra cuore e ragione, è il cinismo quello che sembra essere il vero filo conduttore di Vita – Un viaggio in musica. Un cinismo che, ogni tanto, strappa qualche risata nonostante l’eccessiva lunghezza degli sketch tenda a soffocare i tempi comici. Forse è con troppe parole che gli attori affrontano le proprie performance mentre, invece, è quando al monologo si sostituisce l’interazione tra due o più personaggi che lo spettacolo in maniera più brillante riesce meglio nel suo mascheramento e svelamento di quell’ipocrisia tipicamente italiana.

di Valentina Vincenzini

Vita – Un viaggio in musica

Di Giuseppe Talarico

con Giuseppe Talarico, Serena Farnesi, Andrea Carpiceci, Letizia Barone Ricciardelli, Claudio Boschi, con l’aiuto della ballerina e coreografa Sara Telch